il terremoto della settimana

[Roma, 31 luglio] Nella sera de’ 26 dello spirante una scossa di terremoto si è qui sentita, ed in molti de’ circonvicini paesi, cioè Frascati, Veletri, Tivoli, ed altri: la stessa però non ci ha recato verun danno. Altrimenti accadde nella suddetta sera in Napoli, come ne avvisa una lettera da colà scritta nel dì successivo. Otto furono le scosse di subsulto, che vennero seguite da be altre 4 ondolatorie […] La costernazione era generale, e somma: alcuni infelici vi hanno perduta la vita; e le case, ed I pubblici edificj hanno nella maggior parte sofferte le più grandi ruvine, contandosi fra I secondi lo stesso R. Palazzo di Caserta. [Roma, 7 agosto] Dai rapporti, che finora sonosi ricevuti, appare, che il terremoto sia stato centrale nel contado di Molise. Diffatti la città d’Isernia vi è rimasta pressoché interamente distrutta, ed hanno grandemente sofferto I circonvicini paesi […].
[Gazzetta di Mantova, 6 e 13 agosto 1805]
Tra i più forti terremoti avvenuti in Italia nel corso del XIX secolo, l’evento del 26 luglio 1805 colpì una vasta area dell’Appennino meridionale, con effetti altamente distruttivi nella zona del Matese. Nell’area tra Isernia e Campobasso una ventina di località, tra cui la stessa Isernia, subirono effetti devastanti e furono quasi completamente distrutte. Gravissimi danni e numerosi crolli si verificarono anche a Campobasso e in un’altra ventina di paesi. Gli effetti distruttivi della scossa si estesero al vicino Beneventano, in particolare ad alcune località del Sannio situate a nord del fiume Calore. Complessivamente si contarono oltre 5500 vittime, di cui un migliaio nella sola città di Isernia, e circa 1600 feriti. Gravi danni con crolli e qualche vittima si registrarono anche nelle città di Napoli e di Avellino, mentre danni più leggeri si verificarono all’interno di una vasta area estesa, in direzione nord-sud, da Foggia e dall’area garganica a Salerno e alla penisola sorrentina; in direzione longitudinale alla catena appenninica, dalla zona del Vulture fino a Sora. Il terremoto fu avvertito in un’area molto ampia dell’Italia centro-meridionale, da Cosenza e da Lecce, a sud, fino all’Umbria e alle Marche, verso nord; fu sensibile anche a Roma. Frequenti repliche furono avvertite a cadenza quasi giornaliera fino a dicembre e poi, via via più rare, fino al giugno del 1806.
Dati e mappe interrogabili:Database Macrosismico italiano DBMI04